Etichettare immagini generate con IA: guida al regolamento IA
L'articolo 50 si applica già. Quasi tutte le guide confondono ciò che deve fare lo strumento di IA con ciò che devi fare tu. Qui c'è la versione pratica, con ACN e AgID al loro posto e un plugin gratuito per WordPress.
Se il tuo sito pubblica immagini generate con IA — la foto di un prodotto, l'header della home, l'immagine in evidenza di un articolo, l'interno "del tuo locale" — c'è una norma europea che ti riguarda già in modo diretto. E buona parte di quello che si legge in italiano su questo tema è sottilmente sbagliato.
La confusione ha una causa precisa: il regolamento divide la responsabilità tra l'azienda che ha costruito lo strumento di IA e l'impresa che pubblica l'immagine, e quasi tutte le guide mescolano le due figure. Il risultato è prevedibile: centinaia di responsabili marketing convinti di dover fare cose che tecnicamente non possono fare, mentre si perdono l'unica cosa che invece tocca davvero a loro.
Questa guida separa i due piani. Cosa è cambiato, se ti riguarda, cosa devi fare esattamente tu, come funziona la vigilanza in Italia tra ACN e AgID, e come etichettare un'intera libreria media con un clic.
Prima di cominciare: si tratta di indicazioni pratiche, non di consulenza legale. Le scrive chi pubblica molte immagini generate con IA, non uno studio legale. Per una risposta vincolante sul tuo caso specifico, rivolgiti a un avvocato.
TL;DR — la versione breve
Dal2 agosto 2026si applicano gli obblighi di trasparenza dell'articolo 50 del regolamento IA (regolamento (UE) 2024/1689, l'"AI Act").
Gli obblighi sono due, e sono diversi. Chi ha realizzato lo strumento di IA deve inserire marcature invisibili leggibili da una macchina. Tu, l'impresa che pubblica l'immagine, devi aggiungere un'etichetta visibile— ma solo quando l'immagine rientra nella definizione di deepfake.
Non tutte le immagini generate con IA sono deepfake. Una foto realistica di una persona, di un luogo, di un oggetto o di un evento plausibile probabilmente lo è. Qualcosa di dichiaratamente fantastico o illustrato, no.
Le sanzioni per la violazione degli obblighi di trasparenza arrivano fino a 15 M€ o al 3% del fatturato annuo mondiale totale, se superiore.
In Italia la vigilanza del mercato è affidata all'ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale); l'AgID (Agenzia per l'Italia Digitale) è l'autorità di notifica. L'Italia ha inoltre una propria legge nazionale sull'intelligenza artificiale, la legge n. 132/2025, che si affianca al regolamento europeo.
La soluzione pratica sta in tre mosse: censire le immagini IA → applicare un'etichetta visibile → documentare quello che hai fatto.
Su WordPress, KI-Transparenz-EU fa la parte dell'etichettatura in blocco: selezioni le immagini, un clic, e risultano etichettate pubblicamente. È gratuito.
Cosa è cambiato il 2 agosto 2026
Il regolamento IA si applica per fasi successive. Il2 agosto 2026è la data in cui sono diventati applicabili gli obblighi di trasparenza dell'articolo 50.
Il testo ufficiale in italiano è consultabile su EUR-Lex: vale la pena tenerlo aperto, perché quasi tutto il rumore su LinkedIn viene da chi ha letto soltanto riassunti in inglese, e la traduzione approssimativa è esattamente il punto in cui si perde il senso.
L'articolo 50 copre quattro situazioni: le persone che interagiscono con un sistema di IA (i chatbot), i contenuti sintetici che devono essere marcati come tali, il riconoscimento delle emozioni e la categorizzazione biometrica, e infine i deepfake insieme al testo generato con IA su questioni di interesse pubblico. Per la maggior parte dei siti aziendali, degli e-commerce e dei siti della ristorazione contano solo la parte sulle immagini e quella sui chatbot.
Due precisazioni che quasi nessuno fa:
Non riguarda solo le imprese europee. Il regolamento raggiunge i fornitori e i deployer che immettono sistemi di IA sul mercato dell'Unione oppure il cui output è utilizzato all'interno dell'UE. Un'agenzia a Lugano o un negozio online a Londra il cui sito serve visitatori europei rientra nell'ambito di applicazione. E all'inverso: se la tua impresa è stabilita in Italia, non c'è alcun margine di dubbio — sei dentro.
La tua parte dell'obbligo non ha periodo di grazia. Una proroga limitata esiste: in base all'accordo sul pacchetto omnibus digitale del maggio 2026, i sistemi di IA generativa già immessi sul mercato prima del 2 agosto 2026 hanno tempo fino al2 dicembre 2026per rispettare il requisito di marcatura leggibile da una macchina. Ma quella proroga riguarda i fornitori dei sistemi, non te. L'obbligo di informativa visibile in capo a chi pubblica il contenuto si applica già oggi.
Questo ti riguarda davvero?
Tre domande, in ordine. Se alla seconda rispondi "no", puoi fermarti.
Fornitore o deployer: la distinzione che quasi tutti sbagliano
Qui c'è il nodo di tutta la faccenda, e conviene scioglierlo con parole precise.
Il fornitore è chi sviluppa un sistema di IA e lo immette sul mercato: OpenAI, Adobe con Firefly, Midjourney, Google, Stability. In base all'articolo 50, paragrafo 2, i fornitori devono garantire che gli output dei loro sistemi siano marcati in un formato leggibile da una macchina e rilevabili come generati o manipolati artificialmente. In concreto: filigrane invisibili e metadati di provenienza firmati crittograficamente, inseriti nel momento stesso della generazione. Il regolamento chiede che queste soluzioni siano efficaci, interoperabili, solide e affidabili nella misura in cui ciò sia tecnicamente possibile.
Il deployer— nella versione italiana del regolamento il termine inglese è rimasto tale e quale; in parole semplici è l'utilizzatore professionale del sistema — è chi usa l'IA sotto la propria autorità. Sei tu, quando generi un'immagine e la pubblichi sul tuo sito. In base all'articolo 50, paragrafo 4, i deployer che utilizzano un sistema di IA per generare o manipolare contenuti di immagine, audio o video che costituiscono un deepfake devono rendere noto che il contenuto è stato generato o manipolato artificialmente.
Perché questo conta nella pratica: non puoi assolvere l'obbligo del fornitore, e non ti compete. Non esiste modo di iniettare retroattivamente una firma crittografica nell'output del modello di un'altra azienda. Se una guida — o un consulente che ti sta vendendo qualcosa — ti dice che la tua impresa deve "applicare filigrane leggibili da una macchina alle proprie immagini", ha confuso i due ruoli.
Il tuo compito è l'etichetta destinata alle persone. Solo quella. Ed è interamente sotto il tuo controllo.
Un'avvertenza utile: in alcuni casi puoi diventare fornitore senza volerlo — per esempio se apponi il tuo marchio su un sistema di IA di terzi e lo commercializzi come tuo, oppure se lo modifichi in modo sostanziale. Per il 99% dei siti che si limitano a generare immagini con uno strumento commerciale questo non accade. Ma se la tua azienda sta integrando un generatore di immagini dentro il proprio prodotto, lì serve davvero una verifica legale.
La tua immagine è un "deepfake"? Il test vero
"Deepfake" evoca il politico falso e la truffa elettorale. Nel regolamento IA il concetto è molto più ampio, ed è qui che quasi tutti sbagliano.
La definizione copre i contenuti di immagine, audio o video generati o manipolati dall'IA che assomigliano a persone, oggetti, luoghi, entità o eventi esistenti o realisticamente plausibili e che potrebbero apparire falsamente autentici o veritieri a una persona.
Ne discendono due conseguenze che sorprendono:
Non serve l'intenzione di ingannare. Non devi voler confondere nessuno. Se l'immagine sembra reale e rappresenta qualcosa di verosimile, può rientrare nella definizione anche se l'unico motivo per cui l'hai generata era che non avevi budget per un fotografo.
Non riguarda solo le persone."Oggetti, luoghi ed eventi" sono inclusi. È esattamente per questo che la norma tocca l'immagine commerciale ordinaria: una foto generata con IA di una camera d'albergo, di un prodotto appoggiato su un tavolo, di un ufficio, di un dehors o di un piatto può soddisfare la definizione anche se non compare nessuno.
Cosa resta fuori:
Contenuti dichiaratamente fantastici o fisicamente impossibili. Draghi, persone che volano senza supporto, scene manifestamente surreali. Nessuno li prenderebbe per autentici, quindi non sono deepfake.
Illustrazione evidente e grafica stilizzata. Disegni, vignette, diagrammi, arte astratta, render 3D palesemente artificiali.
I contenuti in un contesto manifestamente artistico, creativo, satirico o di finzione ricevono un trattamento più leggero, anche se la trasparenza resta attesa in forma adeguata e senza ostacolare l'opera.
Un test operativo che funziona: una persona che scorre questa immagine darebbe per scontato che l'abbia scattata una macchina fotografica? Se sì, trattala come inclusa. Se è palesemente disegnata, renderizzata o impossibile, molto probabilmente non lo è.
Quando non ti riguarda affatto
Sei fuori dalle regole dell'articolo 50 sulle immagini se non pubblichi contenuti visivi generati o manipolati con IA. La fotografia autentica, gli archivi di immagini scattate da fotografi in carne e ossa e le tue illustrazioni non attivano nulla.
Neanche l'editing ordinario trasforma una foto vera in un deepfake: il regolamento considera l'editing standard che non altera in modo sostanziale la realtà del contenuto originario. Ritagliare, correggere il colore e ritoccare una fotografia reale del tuo locale reale non è l'obiettivo della norma. Usare il riempimento generativo per aggiungere un edificio che non c'è mai stato, o per mettere nel piatto un contorno che non esiste, è tutt'altra cosa.
Cosa impone esattamente la norma
Il tuo obbligo: un'informativa visibile e comprensibile
Per le immagini che rientrano nella definizione, l'informativa deve essere percepibile da una persona senza bisogno di strumenti di rilevamento. In concreto: un'etichetta visibile — una didascalia, un badge, una sovrimpressione o una nota chiaramente associata — presentata nel punto in cui qualcuno incontra l'immagine.
Tre qualità pratiche a cui puntare:
Visibile dove sta l'immagine. Una riga generica nascosta nelle note legali non basta. L'informativa deve viaggiare insieme all'immagine.
Linguaggio piano."Immagine generata con IA" o "Creato con IA" si capiscono; un'icona criptica no.
Presente al primo contatto. Non dietro un hover, né dietro un clic, né tre scroll più in basso.
Un quarto criterio, non scritto ma molto ragionevole in Italia: la lingua conta. Se il tuo sito è in italiano, l'etichetta va in italiano. Se hai una versione inglese o tedesca per i turisti — e se lavori a Venezia, a Firenze o sul Garda ce l'hai — l'informativa va tradotta con il resto della pagina. Una nota che esiste solo in una lingua non assolve bene l'obiettivo di essere "comprensibile".
L'obbligo del fornitore: la marcatura leggibile da una macchina
Per completezza, anche se non è la tua parte. I fornitori incorporano segnali leggibili da una macchina, di norma tramite lo standard C2PA: un registro firmato crittograficamente di come un file è stato creato e modificato, inserito nei suoi metadati. È uno standard aperto sostenuto da una coalizione ampia che comprende Adobe, Microsoft, Google, la BBC e AP.
Vale la pena conoscerne i limiti: i metadati C2PA sono fragili. Basta uno screenshot, un nuovo caricamento su un social o una conversione di formato e le informazioni di provenienza in genere si perdono. È esattamente per questo che l'etichetta leggibile dalle persone esiste come requisito separato, ed è per questo che il codice di buone pratiche sulla trasparenza dei contenuti generati dall'IA della Commissione descrive un approccio a strati — metadati, più filigrana, più etichetta visibile — invece di affidare tutto a un unico meccanismo.
Un altro obbligo che conviene conoscere: il testo generato con IA
Se pubblichi testo generato o manipolato con IA allo scopo di informare il pubblico su questioni di interesse pubblico, anche quello va reso noto — a meno che una persona fisica non si sia assunta la responsabilità editoriale e lo abbia rivisto, nel qual caso dovresti essere in grado di dire chi è.
I contenuti commerciali sui tuoi prodotti non sono l'obiettivo. Un articolo di attualità scritto dall'IA sì. Se hai un blog automatizzato su temi di interesse generale — sanità, economia, cronaca locale — questa parte merita una revisione seria.
Italia: ACN, AgID e la legge n. 132/2025
Qui c'è un elemento che rende il caso italiano più definito della media europea, e conviene conoscerlo.
Chi vigila: ACN e AgID
L'Italia ha scelto un modello a due autorità, entrambe già esistenti e già operative su altri fronti digitali:
L'ACN — Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale è l'autorità di vigilanza del mercato ai fini del regolamento IA. In parole povere: è l'ente che riceve e istruisce le segnalazioni sui sistemi di IA immessi o utilizzati in Italia, ed è il riferimento per l'applicazione delle regole. Il sito istituzionale è acn.gov.it.
L'AgID — Agenzia per l'Italia Digitale è l'autorità di notifica: si occupa del versante degli organismi di valutazione della conformità, cioè della macchina tecnica che certifica i sistemi ad alto rischio. Il sito è agid.gov.it.
Per un'impresa che pubblica immagini su un sito, l'interlocutore rilevante è quindi l'ACN. L'AgID conta in filiera, non nel tuo lavoro quotidiano.
Un chiarimento utile, perché lo si legge spesso male: non ci sono altre autorità italiane da citare in questo contesto. Se un fornitore ti presenta un elenco più lungo di enti che "controllano l'AI Act in Italia", chiedigli la fonte.
La legge n. 132/2025: il pezzo italiano del puzzle
L'Italia è uno dei Paesi che ha adottato una propria legge nazionale in materia di intelligenza artificiale, la legge n. 132/2025, che si affianca — e non si sostituisce — al regolamento europeo.
Il punto da tenere a mente è la relazione tra le due norme: il regolamento (UE) 2024/1689 è direttamente applicabile in tutti gli Stati membri e resta la fonte degli obblighi di trasparenza di cui parla questa guida; la legge nazionale è il tassello italiano che accompagna quel quadro e che designa ACN e AgID nei ruoli descritti sopra.
Cosa significa in pratica per te: l'obbligo di etichettare le immagini generate con IA nasce dall'articolo 50 del regolamento europeo, non dalla legge italiana. Sapere che esiste anche una cornice nazionale è però rilevante per due ragioni — la governance è già assegnata (niente vuoto di competenze) e il tema è politicamente attivo in Italia, il che rende più probabile che se ne parli, che arrivino segnalazioni e che i clienti se ne accorgano.
Se stai redigendo un documento interno e vuoi citare articoli specifici della legge nazionale, verifica il testo aggiornato al momento in cui scrivi: è un'area in movimento, e citare a memoria è il modo più rapido per prendere un abbaglio.
La vigilanza italiana in pratica
Vale la pena portare il discorso a terra, perché "sanzioni fino a 15 milioni" descrive molto male il rischio reale di una PMI italiana.
L'innesco realistico è una segnalazione, non un'ispezione spontanea. Nessuna autorità di vigilanza del mercato ha squadre che setacciano i siti di ristoranti, studi dentistici o agenzie immobiliari. Quello che invece succede — e succede già con l'etichettatura alimentare, con la protezione dei dati e con la pubblicità — è che un concorrente, un cliente scontento o un'associazione presenta un esposto. Da lì in poi il fascicolo esiste.
Il primo contatto è di norma una richiesta di informazioni, non una multa. È lo schema abituale del procedimento amministrativo italiano: ti chiedono spiegazioni e documentazione. Se puoi rispondere "ecco la nostra policy di etichettatura, con data, criterio applicato e responsabile", la cosa in genere si chiude lì. Se rispondi "non ci avevamo pensato", il fascicolo prosegue.
La proporzionalità per le PMI è scritta nel regolamento stesso. Il testo chiede espressamente di tenere conto degli interessi delle PMI e delle piccole imprese a media capitalizzazione nel determinare le sanzioni. Una trattoria di Bologna con quattro foto generate con IA non è esposta al titolo da 15 milioni. Ma "piccolo" non vuol dire "esente".
Quello che si può affermare oggi senza forzature: esiste un'autorità italiana individuata, esiste una cornice normativa nazionale, ed esiste un obbligo chiaro, economico e definitivo da sistemare. Questa combinazione rende la decisione facile.
Il dato onesto: 8 Stati su 27
E adesso la parte che quasi nessuna guida commerciale racconta, perché non aiuta a vendere urgenza.
A marzo 2026 solo 8 dei 27 Stati membri avevano designato il proprio punto di contatto unico. Molti hanno mancato la scadenza dell'agosto 2025. L'infrastruttura europea di vigilanza sul regolamento IA è ancora in costruzione, e in diversi Paesi oggi non c'è un interlocutore chiaro.
Da qui due letture oneste:
L'obbligo giuridico è identico nei 27 Stati; la capacità concreta di farlo rispettare no. Questo non cambia ciò che devi fare, ma spiega perché non si vedono ancora grandi procedimenti.
Non è un buon motivo per rimandare. Il costo della sistemazione è quasi nullo, l'effetto è permanente e il rischio reputazionale — un'immagine IA non dichiarata scoperta da un cliente — arriva molto prima di qualunque sanzione.
La conclusione sensata non è allarmismo né indifferenza: è che si tratta di una manutenzione a costo bassissimo che si fa una volta e ci si dimentica.
Cosa succede se lo ignori
Le violazioni degli obblighi di trasparenza dell'articolo 50 rientrano in una fascia sanzionatoria fino a 15 M€ o al 3% del fatturato annuo mondiale totale, se superiore (vedi l'articolo 99). Il regolamento dice espressamente che va considerata la proporzionalità nei confronti delle PMI e delle piccole imprese a media capitalizzazione.
L'applicazione spetta alle autorità nazionali di vigilanza del mercato di ciascuno Stato membro — in Italia, l'ACN.
Questo è il quadro di rischio onesto: bassa probabilità di un controllo proattivo nel breve periodo, ma soluzione economica e definitiva già disponibile. Ci si aggiunge un fattore reputazionale che nella ristorazione e nel commercio pesa più della multa: un'immagine generata con IA non dichiarata, scoperta da un cliente, diventa una recensione da una stella con tanto di screenshot.
Come etichettare le tue immagini IA: quattro passi
Passo 1 — Censisci tutte le immagini IA che hai pubblicato
Non puoi etichettare quello che non hai trovato. Passa in rassegna:
Pagine del sito: header, sfondi, foto "del team" e "della sede", grafiche di sezione
Immagini in evidenza del blog e illustrazioni dentro gli articoli
Immagini di prodotto e di menu
Landing page e microsite di campagna
Tutto ciò che è nella libreria media del CMS pubblicato negli ultimi due anni
Per ciascuna, annota: dove è usata, se è generata o modificata con IA, con quale strumento e più o meno quando. Se il tuo team ha generato immagini alla spicciolata, preparati a trovarne più di quante ne ricordi.
Scorciatoia: i nomi dei file e il campo EXIF "Software" spesso tradiscono ancora il generatore (DALL·E, Firefly, Midjourney, Stable Diffusion), e i file usciti da uno strumento compatibile C2PA possono conservare i metadati di provenienza. Questo risolve gran parte dell'inventario in pochi minuti.
Passo 2 — Decidi come è fatta la tua etichetta
Si decide una volta e si applica ovunque:
Testo."Immagine generata con IA" è la formula più chiara in italiano. "Creato con IA" e "Generata con IA" funzionano altrettanto bene. Scegline una e sii coerente.
Posizione. Una didascalia subito sotto l'immagine, oppure un piccolo badge in un angolo. Vanno bene entrambe; la didascalia è più gentile con il design.
Perimetro. Etichetta le immagini che superano il test del deepfake. Etichettare tutto è consentito ed è più semplice da amministrare — ma non etichettare come IA una fotografia reale, perché quello è un problema di veridicità a sé.
Lingua. Se pubblichi in più lingue, l'etichetta si traduce insieme al resto.
Passo 3 — Applica le etichette su scala
È qui che si arenano quasi tutti i progetti. Etichettare quaranta immagini a mano in un CMS è un pomeriggio buttato; quattrocento è un progetto che nessuno inizia. La sezione sugli strumenti risolve questo punto.
Passo 4 — Metti per iscritto cosa hai fatto
Tieni un registro interno breve: la data dell'audit, la tua regola di etichettatura, quali immagini hai classificato come incluse e chi ha approvato. Ci vogliono dieci minuti ed è esattamente la differenza tra "la questione la prendiamo sul serio, questa è la nostra procedura" e "non ci avevamo pensato" se qualcuno dovesse mai chiedere.
Farlo su WordPress: KI-Transparenz-EU
Pubblichiamo molte immagini generate con IA anche noi, quindi abbiamo sbattuto la testa contro il problema del passo 3 e abbiamo costruito uno strumento. È gratuito.
Stato del plugin — aggiornato al 7 agosto 2026. La v1.0 è finita e si può scaricare gratis oggi. L'abbiamo anche inviata alla directory ufficiale dei plugin di WordPress.org; la revisione richiede di solito qualche settimana e aggiorneremo questa pagina il giorno stesso dell'approvazione.
Cosa fa
KI-Transparenz-EU aggiunge l'etichettatura massiva dei contenuti IA — immagini e video — alla tua libreria media di WordPress:
Selezione multipla— filtri la libreria e selezioni le immagini generate con IA
Un clic per etichettarle— l'informativa viene applicata e mostrata pubblicamente ovunque quelle immagini compaiano
Funziona su quello che hai già pubblicato— senza ricaricare né rigenerare nulla
Gratuito, senza account e senza vincoli— lo disattivi e il sito torna com'era
La differenza che conta: gli strumenti esistenti ti costringono quasi sempre a segnare le immagini una alla volta. Se ti porti dietro una libreria di due anni, quello è il problema. Questo è pensato per etichettare quattrocento immagini nel tempo che serve a etichettarne quattro.
Cosa fa e cosa non fa
Meglio essere chiari sui limiti, visto che stai leggendo per motivi di conformità:
Applica l'informativa visibile e leggibile dalle persone— l'obbligo del deployer previsto dall'articolo 50, paragrafo 4.
Non aggiunge filigrane crittografiche ai pixel. Quella è responsabilità del fornitore del sistema di IA e non è qualcosa che un plugin di pubblicazione possa fare.
Non decide al posto tuo quali immagini rientrino giuridicamente nell'obbligo. Ti dà il meccanismo; la classificazione è tua (usa il test qui sopra).
Nessun plugin può renderti "conforme"— la conformità è un processo, non una casella. Questo aiuta ad applicare l'informativa visibile, che è la parte meccanica.
Come installarlo
Scarica lo ZIP: https://github.com/IbramDawwaGmbH/KI-Transparenz-EU— il codice sorgente è pubblico su GitHub se preferisci leggerlo prima
In WordPress: Plugin → Aggiungi nuovo → Carica plugin → Attiva
Vai in Media, seleziona le tue immagini IA e applica l'etichetta
Preferisci installarlo dalla directory ufficiale? Aggiorneremo questo articolo con il link ufficiale non appena sarà approvato — puoi anche seguire il profilo sviluppatore su WordPress.org. Le versioni per Shopify e Wix sono in sviluppo.
Non usi WordPress?
Il requisito è lo stesso; cambia solo il meccanismo.
Shopify, WooCommerce e altri e-commerce. Quasi tutti i temi permettono di aggiungere un campo didascalia o una sovrimpressione. L'immagine di prodotto generata o pesantemente modificata con IA è uno dei casi più chiari di inclusione: parti da lì.
Webflow, Squarespace, Wix. Aggiungi un elemento didascalia sotto le immagini IA, oppure un piccolo badge permanente nel componente immagine così che venga applicato di default.
Siti su misura. Risolvilo a livello di componente: aggiungi un campo
generataConIAal modello dati dell'immagine e fai renderizzare l'etichetta al componente. Lo fai una volta e tutte le immagini future lo ereditano.Menu digitali e QR. L'etichetta deve stare dove il cliente vede la foto del piatto e deve sopravvivere alla traduzione del menu. Lo approfondiamo nella guida dedicata alla ristorazione linkata più sotto, e in Menu con QR code per ristoranti: la guida 2026.
Social. Quasi tutte le grandi piattaforme hanno ormai il proprio interruttore di dichiarazione dei contenuti IA. Usalo: l'etichetta del tuo sito non viaggia con un file ricaricato altrove.
Cinque errori da evitare
1. Credere di dover applicare filigrane leggibili da una macchina. Non puoi e non ti compete. È l'obbligo del fornitore. Il tuo è l'etichetta visibile.
2. Credere che ogni immagine IA vada etichettata. I contenuti dichiaratamente fantastici o palesemente illustrati in genere restano fuori dalla definizione di deepfake. Applica il test invece di etichettare tutto per paura — anche se etichettare tutto è consentito, se preferisci la semplicità amministrativa.
3. Nascondere l'informativa nelle note legali. L'etichetta deve essere percepibile dove la persona incontra l'immagine, senza strumenti di rilevamento.
4. Pensare che non ti riguardi perché non sei nell'UE. Se l'output è utilizzato nell'Unione, sei dentro. E se sei in Italia non c'è nemmeno discussione.
5. Etichettare una volta e dimenticarsene. Ogni settimana escono immagini nuove. Fai diventare l'etichetta parte del flusso di pubblicazione, non una pulizia una tantum.
Domande frequenti
Il regolamento IA obbliga a etichettare le immagini generate con IA sul mio sito? Se l'immagine rientra nella definizione di deepfake del regolamento — contenuto generato o manipolato con IA che assomiglia a una persona, un oggetto, un luogo o un evento realisticamente plausibile e che potrebbe apparire autentico — allora sì: come deployer devi rendere noto che è stata generata artificialmente. L'informativa deve essere percepibile da una persona senza strumenti di rilevamento. Le immagini dichiaratamente fantastiche o palesemente illustrate di norma restano fuori.
Da quando si applica? Dal 2 agosto 2026. Esiste una proroga separata fino al 2 dicembre 2026 per la marcatura leggibile da una macchina dei sistemi di IA generativa già presenti sul mercato prima di quella data, ma riguarda i fornitori dei sistemi, non le imprese che pubblicano immagini.
Devo applicare filigrane alle mie immagini IA? No. La marcatura leggibile da una macchina è obbligo del fornitore del sistema di IA che ha generato il contenuto. Come impresa che pubblica l'immagine, il tuo obbligo è l'informativa visibile e comprensibile per le persone.
Quale autorità vigila su questo in Italia? L'ACN, Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, è l'autorità di vigilanza del mercato; l'AgID, Agenzia per l'Italia Digitale, è l'autorità di notifica. L'Italia ha inoltre una propria legge nazionale sull'intelligenza artificiale, la legge n. 132/2025, che si affianca al regolamento europeo e in cui questi ruoli sono designati.
Una foto di prodotto generata con IA è un deepfake? Può esserlo. La definizione copre oggetti e luoghi realisticamente plausibili, non solo le persone, e non richiede l'intenzione di ingannare. Un'immagine fotorealistica di un prodotto o di una sede che un visitatore darebbe per fotografata di norma rientra.
Quali sono le sanzioni? Le violazioni degli obblighi di trasparenza dell'articolo 50 possono comportare sanzioni fino a 15 M€ o al 3% del fatturato annuo mondiale totale, se superiore, con proporzionalità per le PMI. L'applicazione spetta alle autorità nazionali di vigilanza del mercato — in Italia l'ACN.
Si applica anche alle imprese fuori dall'UE? Sì, se l'output del loro sistema di IA è utilizzato nell'Unione. Servire visitatori europei è sufficiente a rientrare nell'ambito di applicazione.
Devo etichettare anche il testo scritto con IA? Solo se è pubblicato per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico e nessuna persona fisica si è assunta la responsabilità editoriale. I normali contenuti di marketing non sono l'obiettivo.
Un plugin mi rende conforme? Nessuno strumento può farlo. Un plugin aiuta ad applicare le etichette visibili in modo affidabile e su scala, che è la parte meccanica. Decidere quali immagini rientrino e mantenere la pratica man mano che pubblichi è tutto il resto.
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Fonti: Regolamento (UE) 2024/1689, testo in italiano (EUR-Lex) · Articolo 50· FAQ della Commissione europea sugli obblighi di trasparenza dell'articolo 50· Orientamenti della Commissione sulla trasparenza dei contenuti generati dall'IA · Codice di buone pratiche sulla trasparenza dei contenuti generati dall'IA · Articolo 99, sanzioni · ACN · AgID · legge n. 132/2025 · C2PA. Ultima revisione: 7 agosto 2026.